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ARMONIOSAMENTE INGIUSTI

  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Sarà che il tempo inevitabilmente normalizza le nostre circostanze quotidiane, che la necessità prevale sulla difficoltà o che semplicemente ti abitui ad amare quello che conosci, per come lo conosci.

Qualche giorno fa, recuperando Enea a scuola, ho trovato alcune sue compagne di classe intente a farlo ballare, più o meno.

Il suo appeal con il ritmo è piuttosto semplificato: è un personaggio umile, quindi l’esecuzione espressiva di ogni melodia è pressoché la medesima — molleggiarsi flettendo le ginocchia e muovere in loop la testa, avanti e indietro.

È molto buffo, ma anche molto tenero, vederlo impegnarsi durante la performance.

Finito lo show, si è seduto sulla carrozzina, abbiamo salutato le sue giovani groupie e ci siamo diretti all’uscita della scuola.

Il cortile, che attraversiamo prima di arrivare alla macchina, è sempre una passerella di osservazioni e di curiose riflessioni.

Gli sguardi incolpevoli e onesti dei bambini, rivolti alla nostra sfilata, sono da studio sociologico: tutti diversi, tutti capaci di trasmettere esattamente la loro emozione nel vedere un ragazzino strano, che si comporta in modo strano, seduto su uno strano oggetto.

Lo sguardo ricambiato di Enea, invece, è univoco, stabilizzato: li osserva e basta, senza metro di giudizio e senza elaborare il motivo per cui la sua presenza desti così tanta attenzione.

Usciti dal cancello, mentre preparavo la macchina, c’erano due giovani amici che stavano giocando all’estremità del cortile, ma entro i limiti della recinzione.

Non mi ero accorto di aver lasciato Enea a pochi centimetri da loro, separati solo da quella rete che, metaforicamente, ha espresso un limite tra quello che siamo e quello che saremmo potuti essere.

Uno dei due ragazzi smette di giocare, allunga la sua piccola mano oltre le trame di ferro e dice ad Enea: «Ehi, batti il cinque».

Ancor prima che elaborasse una risposta, anche l’altro ragazzino segue il suo amico nel gesto.

Enea sorride e batte un grottesco cinque ad entrambi.

È stata una scena così pura che mi ha emozionato. Ho fatto una carezza ad Enea e ho ringraziato i bambini che, senza accorgersi dell’importanza delle loro azioni, sono tornati a immaginarsi eroi e mondi da salvare.

Vi ho raccontato tre momenti di ordinaria quotidianità: servono a me per ricordarmi il genitore che devo essere, ma servono anche a voi per imparare quanto sia importante la vostra solidarietà nei confronti di una natura armoniosamente ingiusta, ma straordinariamente amabile.

Grazie Enea e grazie a voi.


 
 
 

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